mercoledì 10 maggio 2017

Sophie Kinsella a Tempo di Libri - Intervista


Buongiorno lettori!
Tempo di Libri mi ha permesso di incontrare finalmente una delle mie autrici preferite di sempre: Sophie Kinsella. L'evento che l'ha vista protagonista, insieme a Sara Scarafia, è stato molto interessante, ma non tutti sono riusciti a partecipare all'evento e a incontrare l'amatissima scrittrice di chick-lit, quindi ho pensato di riportarvi quello che ci ha raccontato.
Non potete capire quanto ero emozionata all'idea di incontrarla, ho passato l'ora precedente a mangiucchiarmi le unghie. Che disastro! Fortunatamente è andato tutto bene e lei ha dimostrato di essere una persona molto dolce, divertente e brillante.


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Mettetevi comodi e godetevi l'intervista!

Ancora una volta ci racconti la storia di una ragazza di campagna che arriva in città e cerca con tutte le sue forze di farcela.

È stato davvero entusiasmante, per me, creare un personaggio come Katie. Volevo raccontare la storia di una ragazza che passasse da non sapere chi è al prendere piena consapevolezza di se stessa, che imparasse che la vita è meravigliosa anche quando non è perfetta. Ho scelto di posizionarla, almeno all'inizio del romanzo, all'ultimo gradino della scala sociale e lavorativa. Io sono una londinese e amo la mia città alla follia, tanto che sono ancora oggi emozionata all'idea di vivere lì! Tuttavia sono consapevole del fatto che non sia una città in cui è facile vivere. Ho voluto metterla in difficoltà all'inizio, perciò ho raggruppato tutti quegli aspetti della vita quotidiana che penso possano rendere complicato vivere a Londra, dai terribili viaggi dei pendolari agli appartamenti minuscoli e che costano troppo. Katie sogna in grande e il mio libro parla proprio di questo. È meraviglioso avere grandi sogni, ma devi comunque capire cosa può essere realizzato e cosa invece resterà per sempre nel cassetto. So come si è sentita Katie, parlo per esperienza personale, quando lavoravo come giornalista economica ero l'ultima arrivata quindi so cosa vuol dire essere quella alla quale nessuno presta attenzione, so anche cosa significa salire su uno di quei treni infernali, caldi e affollati, dove senti odore di panino e preghi che non ti arrivino schizzi di salsa addosso. Volevo però che la mia protagonista potesse sfruttare queste difficoltà per crescere, e soprattutto volevo fosse in grado di vedere la parte divertente della vita, da buona inglese, anche quando questa è così disastrosa.

Katie  è una ragazza in gamba, piena di talento come Becky. Però mentre quest'ultima, come sappiamo bene, davanti a una vetrina o a un bel vestito firmato non riesce a trattenersi, Katie è più parsimoniosa e controllata.

Forse questa volta volevi raccontarci un'altra faccia della vita londinese?

Assolutamente.  Becky e Katie sono due ragazze che devono fare i conti con i soldi, la vita e delle scelte, e prendono decisioni diverse. Abbiamo avuto tutti quel momento in cui davanti a un pasto molto costoso abbiamo detto "QUANTO?? Davvero?" quindi ho pensato di raccontarlo. Fanno semplicemente scelte diverse. Becky in una situazione del genere avrebbe trovato una carta di credito in qualche tasca e avrebbe pagato con quella. Katie invece deve avere tutto sotto controllo, ha un budget e non può permettersi brutte sorprese a fine mese. Sono diverse ma entrambe compulsive. Becky è dipendente dallo shopping e Katie dai sogni, da questa realtà che si è creata, e entrambe scelgono di mentire ai propri cari. Si somigliano molto e a dirla tutta mi piacerebbe molto si incontrassero.



C'è un passaggio del romanzo che mi è piaciuto particolarmente. Qui ci mostri quello che per Katie sono i social. Lei crea per i suoi followers una realtà fittizia e molto glamour, fino al punto in cui arriva ad augurarsi una vita all'altezza del suo profilo instagram.

Credo che tutti applichino alla propria vita un filtro come Katie, penso sia un istinto umano. Non è nulla di nuovo, accade da secoli, ma quello che mi preoccupa è che i social stanno sostituendo le chiacchierate con i nostri amici o con la nostra famiglia. Il filtro  è l'unica cosa che vedono i nostri amici, l'unico modo che hanno per capire come stiamo. Di persona è diverso, si possono capire molte più cose. Non fraintendetemi, io non ho nulla contro i social network, anzi  li adoro e li utilizzo come tutti voi, ma a volte possono essere pericolosi. 
E' molto interessante quello che i social hanno fatto, da una parte ci permettono di fingere e di costruirci un'immagine, ma è anche vero che le persone riescono ad essere anche più sincere online. Ci sono molti gruppi di supporto in cui si può parlarle anche di cose imbarazzanti che normalmente si terrebbero segrete. Quindi su internet si può scegliere di mentire o di essere trasparenti.

In "Dov'è finita Audrey" si parla di bullismo. Gli esseri umani hanno ancora dei valori? Sanno farsi ancora del bene?


Io sono una ottimista, penso che per ogni persona che si comporti male ce ne siano almeno dieci che fanno del bene e  la cosa giusta.



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Quanto 
ha influito la tua esperienza di madre  nel tuo lavoro di scrittrice?


Secondo me è un'influenza di cui  spesso nemmeno ci rendiamo conto. "Dov'è finita Audrey"  è un romanzo sugli adolescenti e mi ha aiutato molto osservare e parlare con i miei figli e con i loro amici. A volte chiedo loro consiglio perché non vorrei mai che i miei figli mi dicessero, una volta pubblicato, che ho scritto qualcosa di irrealistico e stupido.


Noi sappiamo che sei una grandissima fan di Jane Austen. Il cambiare idea è un topos dei suoi romanzi, le persone spesso non sono come sembrano e anche tu ci dici la stessa cosa. Demeter all'inizio sembra spietata, una donna senza cuore  con la vita perfetta, le cose però cambieranno.


So che può sembrare strano, ma credo che il pregiudizio sia fantastico per un autore e penso anche che sia istintivo, tutti giudichiamo. Ai tempi di Jane Austen  la gente non parlava in modo schietto, la società era rigida e le convenzioni sociali non lo permettevano.

Negli uffici è la stessa cosa. È facile giudicare, non conosciamo queste persone e di loro vediamo solo il lato professionale, il resto possiamo inventarlo.

Anche tu eri innamorata di Darcy?


Certo! La sono ancora adesso!



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In "La mia vita non troppo perfetta" è presente una storia d'amore, anche se ci tengo a dire che il romanzo è soprattutto una storia di emancipazione femminile.  Nel libro c'è un confronto/scontro tra Katie e Alex che mi ha ricordato moltissimo quello tra Elizabeth e Darcy, quando lui va a chiederla in sposa. I dialoghi di Jane Austen sono molto importanti nel tuo processo di scrittura?


Sono onorata da questi collegamenti, lei è il mio mito. Non ci avevo fatto caso ma ora che me lo fai notare vedo delle dinamiche simili. Katie è una ragazza alla base della scala sociale che fa sentire la sua voce a qualcuno in cima che non si è mai sentito dire certe cose. La più grande somiglianza è che nessuno ha mai osato parlare così a Darcy e a Alex.


Come pensi sia cambiata la condizione della donna in questi due secoli? Quanto conta la parità all'interno di una famiglia?


Le nostre possibilità  ora sono molto diverse. Una ragazza  che vuole cambiare la sua vita, come tutte le mie protagoniste del resto, ha così tanti modi per farlo. Ai tempi della Austen non c'erano opzioni, dipendevano sempre  dall'uomo, e l'unico modo che avevano per cambiare vita era il matrimonio che diventava tutto per queste donne. Le domande che vengono poste ora quando si prende in considerazione un lavoro sono le stesse  che ai tempi queste donne si facevano prima di sposare un uomo.



Io so che prima di iniziare a scrivere un nuovo romanzo passi intere giornate nei cafè a osservare la gente.


E' la mia cosa preferita, puoi sederti in un cafè e passare inosservato mentre ascolti brandelli di conversazioni di cui vorresti sentire il seguito e osservi la gente con i suoi comportamenti. Sono come un pappagallo, osservo il modo in cui la gente parla, agisce e lo ripropongo nei miei romanzi.

Anche ora vi sto osservando perché ognuno di voi ha una storia da raccontare.

Tutti ci stiamo chiedendo come sta Becky? 
Tornerà?


Becky è qui e vi manda i suoi saluti e tutto il suo amore. Ho trascorso moltissimo tempo a scrivere di lei, ora invece sto lavorando ad un nuovo stand alone quindi non so se e quando tornerà, ma riesco a vedere dov'è e cosa fa. Lei è sempre con me.


Questo è un romanzo sulle donne che ce la fanno, proprio come te. Tu ad un certo punto hai compiuto il miracolo, scrivevi e avevi anche un discreto successo, ma hai poi inventato un personaggio incredibile che ti ha fatto avere molto più successo. Hai scritto 22 libri che sono stati tradotti in 36 lingue, hai venduto più di 50 milioni di copie. Cosa ti ha fatto diventare Sophie Kinsella? 


Davvero? Non so come ho fatto. Non ne ho la minima idea. Se devo dire la verità non  penso a questi grandi numeri, penso solo a quello che vorrei leggere e mi concentro sulla storia. Io  voglio intrattenere le persone, voglio farle ridere perché è quello che vorrei fare io mentre leggo.

 Sono grata del fatto che la gente legga ciò che ho da dire.  Sono infinitamente grata a tutti voi e sono molto fortunata.


Questo è tutto! Io ancora non riesco a credere di averla incontrata, ora non mi resta che aspettare il suo nuovo romanzo. Speriamo non ci faccia aspettare troppo!


Bacissimi <3

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